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CRISI DELLE ENTRATE

AUMENTO DELL’IVA? SOLUZIONE PEGGIORE DEL MALE


I dati appena diffusi sui conti pubblici confermano la forte preoccupazione sulla situazione economica Italiana. Nel solo primo quadrimestre del 2012, infatti, si registra una diminuzione delle entrate di ben 3,47 miliardi di Euro rispetto alle attese, riduzione che fa subito riemergere lo spettro di un aumento dell’IVA che salirebbe di ben 2 punti percentuali portandosi rispettivamente al 23% e 12%

Si badi bene però, le entrate tributarie non sono affatto diminuite, al contrario, con un ammontare di 117.030 milioni di Euro infatti hanno registrato un aumento del +1,3% rapportato allo stesso periodo del 2011 (aumento che addirittura sarebbe del +2.5% al netto dell'imposta sostitutiva una tantum sul leasing immobiliare di aprile 2011) in realtà tali entrate sono inferiori solo agl'importi che i "tecnici" avevano preventivato d'incassare in più dopo la “valanga” di nuove tasse e tributi propinate a tutti.

Col potere d’acquisto fortemente compromesso dai livelli record di tassazione imposti, però, ci sembra che la stranezza stia nel meravigliarsi che le entrate derivate da tanti aumenti, siano inferiori a quelle "calcolate". Le “entrate” dello stato, altro non sono che “uscite” dalle tasche dei cittadini sotto forma di IMU, accise in continuo rialzo sui carburanti, energia elettrica, Gas, autostrade, assicurazioni, tasse, aliquote, ticket, ecc. ecc., cittadini cui a fronte di uscite forzatamente aumentate, non sono aumentate le entrate (stipendi e pensioni) che per contro, sono state bloccate a tutto il ceto medio senza neppure adeguarli all’inflazione, e di fatto riducendo ulteriormente il loro potere d'acquisto.

In tali condizioni i “consumatori” fanno l'unica cosa che è loro possibile ovvero, purtroppo, ridurre i consumi, ma ridurre i consumi significa evitare acquisti, lavori, viaggi, vacanze, cose che si riperquotono a "cascata" su commercianti, agenti, costruttori, ristoratori, professionisti, ecc, insomma significa contrarre l’economia, che per le imprese comporta la riduzione di vendite con conseguente cassa integrazione o chiusura, e per lo Stato comporta mancate entrate di IVA ed imposte.

Bene, cioè male, le entrate si sono ridotte? Il rischio ventilato è che, per recuperare le imposte “perdute”, si dia seguito all’aumento dell’IVA, ma se gl'innumerevoli aumenti hanno già causato recessione, diminuzione del tenore di vita, disagi sociali, riperquotendosi negativamente sulle stesse entrate fiscali, un ulteriore forte aumento dell’IVA non potrebbe che accelerare la spirale con la quale continuare ad "avvitarsi" su se stessi.

Misure più equilibrate sul potere d'acquisto sarebbero state certamente, oltre che meno invasive per i consumatori, anche più efficaci sul piano fiscale, ma l'aumento dell’IVA, ove venisse applicato, potrebbe avrere effetti ancora più negativi sulla nostra economia. La totalità di prodotti e servizi aumenterebbe, i consumi verrebbero ulteriormente ridotti, la produzione industriale ne risentirebbe e con essa l’occupazione, peggiorando gli stessi conti Pubblici. Una spirale perversa che contraendo i consumi, riduce le entrate fiscali, reiterando la necessità di reperire nuove risorse, insomma imposte unitarie sempre più penalizzanti per i consumatori, per un gettito fiscale per lo Stato inferiore. Un modo per fermare la spirale è reperire fondi da altre vie ad iniziare da una forte riduzione della spesa pubblica superflua, destinando i risparmi alla riduzione del carico fiscale di consumatori e imprese, condizione necessaria per far ripartire l'economia. Certo ridurre le tasse non è da sola la soluzione ad una crisi generale, in larga parte importata da una contingenza internazionale negativa, ma aumentarle, ed è dimostrato, non risolve il problema, come in tutte le cose ci vuole il "giusto equilibrio" che in questo campo viceversa è stato già ampiamente superato.

Alcune reazioni alle minori entrate ora puntano il “dito” sull’evasione fiscale, piaga da estirpare quanto prima e quanto più duramente possibile per il bene del Paese e dei contribuenti onesti, ma l’evasione non è nata oggi e l'attuale mancato gettito è altra cosa, il recupero dalla lotta all'evasione infatti, correttamente, non è stato messo in bilancio, ed ora non si può "usare" per giustificare le minori entrate, o c’è stato un errore di stima, o un errore di algebra, e comunque è stato un errore “tecnico”

 

M.Rossi