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L’ALLUVIONE DI GENOVA: NON SOLO UN EVENTO ECCEZIONALE

 

L’alluvione che ha interessato la Liguria nel novembre 2011 e le tragiche conseguenze che ha avuto  mette in luce una serie di importanti riflessioni. Lungi dal voler a tutti i costi cercare il “colpevole” che forse non c’è o forse ce ne sono diversi, è doveroso sottolineare vari aspetti se non altro per cercare di limitare i danni per il futuro. Sicuramente abbiamo assistito ad un fenomeno  eccezionale: nel giro di mezza giornata sono caduti su Genova ben 300 millimetri di pioggia. Bisogna però riconoscere che negli ultimi anni tali eventi sono diventati sempre più frequenti, si pensi a Giampilieri e Scaletta Zanclea nel 2009, quindi parlare di “eccezionalità” forse non ha più molto senso. Gestione sbagliata del territorio (che non è più in grado di ricevere precipitazioni così intense soprattutto delle aree ad alto rischio idrogeologico), mancanza di adeguati sistemi di allertamento e piani di emergenza collaudati per la popolazione sono fattori determinanti  nel trasformare un evento naturale se pur violento in tragedia annunciata. Non è da sottovalutare poi l’abbandono di alcuni dei territori interessati con conseguente degrado e il restringimento degli alvei dei corsi d’acqua per far spazio alla cementificazione selvaggia. Preme ricordare che i cittadini sono anche consumatori e contribuenti, che pagano le tasse per ricevere servizi fondamentali ma che invece si rivelano mal gestiti o non elargiti con le conseguenze disastrose a cui oggi assistiamo. A ciò si aggiungono i cambiamenti climatici e le responsabilità che la politica e l’industria energetica devono assumersi in merito. Al di là di queste considerazioni vi è un altro tema che si pone al di sopra di tutto e che è il diritto fondamentale della sicurezza del cittadino (come recita l’Articolo 6 Titolo II della Normativa Comunitaria). La questione della sicurezza dell’uomo e del cittadino chiama in causa la società nel suo complesso. L’uomo tecnologico del terzo millennio ha raggiunto livelli e risultati eccezionali  in ogni campo dello scibile umano ma ancora si trova a fare i conti con le ossature di un paese, con le fondamenta strutturali di esso; che scala le vette del futuro ma che non sviluppa e tramanda una coscienza/educazione ambientale. L’uomo tecnologico assetato di conoscenza ma che ignora le regole civili fondamentali del vivere insieme, ossessionato dalla globalizzazione senza capirne veramente il senso; che va oltre, troppo oltre. Dobbiamo forse tornare alla semplicità del passato ma con la coscienza del presente. Ciò significa che non possiamo certo rinunciare alle scoperte tecno-scientifiche ma che è ora di finalizzarle al bene comune, ai problemi sociali; significa stabilire priorità. Il "male" non sta nel progresso tecnologico in sé, ma nel modo di usarlo, nell'esigenza individualistica che lo fa muovere, nella finalità di profitto privato verso cui può essere indirizzato.


A cura della Dott.ssa Michela FELLACO